di scandiani » 09/11/2009, 20:32
Egregio geom. Terracciano,
Sono il proprietario dell’appartamento dato in affitto alla signora Rita.
Io non La conosco e non ho nessuna ragione per ritenere che Lei non sia un’ottima persona. Tuttavia, mi sento in dovere di significarLe che, a proposito di “rispetto della dignità di essere umano”, non è buona cosa ascoltare una sola campana nel momento in cui si emette un giudizio, e che non sempre e necessariamente “proprietario” significa “carnefice” e “inquilino” significa “vittima”.
A proposito del “dramma” che la sig. Rita starebbe quotidianamente vivendo nell’appartamento che io le ho affittato, consideri infatti quanto segue.
1) La sig. Rita trova così “degradato” l’immobile di cui l’appartamento a lei affittato fa parte, che, dopo essere stata per un anno in affitto in un altro appartamento nello stesso stabile e dopo esserne stata sfrattata per morosità (in quel caso, il contratto d’affitto era intestato al suo convivente), ha pensato bene di prendere in affitto il mio appartamento, assistita peraltro dalla buona sorte (il caso ha voluto che io scoprissi ciò solo a cose fatte).
2) La sig. Rita trova così poco “decente” il mio appartamento, che l’unico suo problema è quello di scoprire se della regolarità dell’impianto esiste un’attestazione formale.
3) La sig. Rita ha tante buone ragioni per contestare il nostro rapporto contrattuale, che di meglio non trova, di cui lamentarsi, che le condizioni in cui si trovano altri appartamenti (non di mia proprietà) o la regolarità dei lavori eseguiti in un’unità immobiliare ad uso commerciale (di mia proprietà), al punto di chiedere a Lei se, in merito, può denunciarmi. Poiché ciò dovrebbe indurmi a “chiudere un occhio” sulla sua morosità (iniziata peraltro assai presto, considerando che la sig. Rita è mia inquilina solo dal febbraio di quest’anno), deduco trattarsi, assai semplicemente, di un ricatto. Se, essendo io sposato, avessi un’amante, un argomento simile le sarebbe utile allo stesso modo. Le mie amanti e il mio immobile ad uso commerciale hanno la stessa distanza rispetto all’appartamento che le ho dato in affitto.
4) Non mi dilungo sul fatto che i lavori di cui sopra hanno avuto le necessarie autorizzazioni, nonché sul fatto che l’immobile solo in tempi assai recenti è diventato condominio e che l’assemblea di condominio (la mia quota di proprietà è largamente inferiore al 50%) ha deciso di procedere a una serie di lavori di risistemazione delle parti comuni, interne ed esterne (compreso dunque il balcone dell’appartamento di mia proprietà).
Confido, egregio geom. Terracciano, di non averLa tediata. Un chiarimento era però doveroso, soprattutto a dimostrazione di quanto Le ho significato all’inizio di questa mia, e cioè che non sempre e necessariamente il bianco e il nero, il bene e il male stanno dalla stessa parte. Io, che sono il proprietario, ringrazio la buon’anima di mio padre di avermi lasciato una piccola eredità; ma non campo certo di rendita, sono un lavoratore dipendente, e non possiedo un computer di ultima o penultima generazione né un maxi-televisore a schermo piatto come quelli che campeggiano nell’appartamento che ho dato in affitto alla sig. Rita. La quale, insieme col suo convivente, ha evidentemente, rispetto al pagamento dell’affitto, altre priorità.
Cordialmente
Giuseppe